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Ipotiroidismo e consumo di soia: non sono in contrasto

dr.ssa Luciana Baroni, Geriatra, Neurologa, Nutrizionista
17 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 5 minuti

Pianta di soia

Cos'è la tiroide e come funziona

La tiroide è una ghiandola endocrina posizionata alla base del collo, deputata alla produzione di ormoni, detti appunto "ormoni tiroidei" (triiododironina-T3 e tiroxina-T4); questi ormoni viaggiano nel sangue in gran parte legati alle proteine e solo la piccola frazione libera svolge l’azione ormonale.

La tiroide svolge molte funzioni importanti:

Per sintetizzare gli ormoni, la tiroide necessita di assunzioni di iodio sufficienti, pari a 150 mcg al giorno. Se non riesce a produrre livelli adeguati di ormoni, l’ipofisi comincia a stimolarla producendo maggiori quantità di ormone TSH, i cui livelli ematici aumentano. Questo è il caso dell'ipotiroidismo, che può essere di diversi tipi, tra cui quello causato dalla tiroidite di Hashimoto.

Se invece la tiroide funziona troppo, si parla di iper-tiroidismo e i livelli ematici di TSH si riducono.

Ipotiroidismo, tiroidite di Hashimoto e soia

La soia è utilizzata in molte culture da millenni, quindi ha dimostrato "sul campo" di non essere un alimento pericoloso, al contrario di quello che sostengono i falsi miti ancora oggi circolanti.

È un alimento molto versatile, pratico e sano, che trova spazio anche nell’alimentazione a base vegetale e non solo. Essendo un legume, la soia va consumata a rotazione con altri legumi: un giorno soia, un giorno lenticchie, un giorno ceci, e così via.

A molte persone che soffrono di ipotiroidismo (dovuto alla tiroidite di Hashimoto o ad altre cause) e assumono la terapia ormonale sostitutiva a base di tiroxina, viene raccomandato di evitare del tutto i prodotti a base di soia, perché interferirebbero col farmaco e comunque sarebbero dannosi per la funzione tiroidea.

In realtà le cose non stanno così, in quanto il vero problema è la carenza di iodio (che non dipende dalla dieta seguita, onnivora o vegetale che sia). Oggigiorno, la fonte di iodio raccomandata per tutti è il sale iodato: con un cucchiaino al giorno ci si assicura la corretta assunzione di 150 mcg di iodio al giorno.

Chi deve o vuole evitare il sale, piuttosto che ricorrere alle alghe da cucina dovrebbe preferire un integratore di iodio a base di alghe, il cui contenuto preciso di iodio è certo (si trovano in commercio quelli a base di alga kelp).

Chi utilizza un farmaco a base di tiroxina sa che esso va assunto al mattino a digiuno e almeno 30 minuti prima della colazione. Se si rispetta questa regola e si assume abbastanza iodio, il consumo di soia non è problema, secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica.

La stessa accusa mossa alla soia viene spesso estesa anche alle crucifere (cioè cavoli, cavolfiori, ecc.), per le sostanze gozzigene naturali in esse contenute. Valgono le stesse considerazioni esposte per la soia: anche queste verdure possono essere consumate con tranquillità.

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Perché si è diffusa la credenza che la soia sia da evitare in caso di ipotiroidismo

È quasi certo che, in assenza di patologia della tiroide, la soia non possa esercitare effetti sfavorevoli sulla funzione della ghiandola stessa: infatti, si è visto che i flavonoidi della soia non comportano alterazioni della funzionalità tiroidea.

Sono stati invece avanzati dubbi sulla sicurezza della soia nelle persone con ipotiroidismo clinico o subclinico, ma si è poi visto che i problemi sorgono solo quando vi è carenza di iodio.

Nella popolazione degli Avventisti californiani è stato descritto un effetto di aumento dei livelli di TSH nelle donne che avevano basse assunzioni di iodio; inoltre, le formule per l’infanzia a base di soia sono state messe in rapporto con il gozzo, ma questa condizione è scomparsa dopo che alle formule è stato aggiunto lo iodio. Infatti non è stato descritto alcun problema di sviluppo psicomotorio ed ormonale nei bambini nutriti con queste formule.

Di fatto, la compromissione della sintesi di ormoni tiroidei da parte della ghiandola sembra verificarsi solo in condizioni di carenza di iodio. Chiaramente questo ragionamento non si applica, con i dati che abbiamo a disposizione, agli integratori a base di isolati di soia, che contengono isoflavoni e che sono spesso utilizzati per curare i sintomi della menopausa. In questo ambito, non abbiamo sufficienti dati che supportino un utilizzo senza problemi.

Invece, la soia come alimento può essere tranquillamente usata dai soggetti che soffrono di ipotiroidismo come da tutte le altre persone, e lo stesso vale per le crucifere.

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