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Il "secondo cervello" che ci aiuta contro l'Alzheimer

dr.ssa Luciana Baroni, Geriatra, Neurologa, Nutrizionista
22 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 5 minuti

Intestino e cervello

Il legame tra cervello e intestino

La relazione tra il sistema nervoso e l'intestino è nota già da tempo: si sa, ad esempio, che ansia e stress influiscono sul sistema digerente alterandone la funzionalità.

Studi più recenti hanno evidenziato che esiste una relazione ancora più stretta tra la microflora intestinale e la comunicazione tra intestino e cervello; questa via di comunicazione è stata definita asse microbiota-intestino-cervello.

La flora batterica intestinale viene oggi considerata dai ricercatori come un "secondo cervello" e potrebbe avere un ruolo nello sviluppo delle malattie neurodegenerative, in particolare nella loro prevenzione e decorso.

Questa è l'ennesima conferma dell'importanza, per la nostra salute, del microbiota, la popolazione di microrganismi (soprattutto batteri) che vive all'interno del nostro intestino.

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Microbiota e Alzheimer

Questa temuta malattia è influenzata da diversi fattori che coinvolgono la neuroinfiammazione cronica e la neurodegenerazione.

Il microbiota potrebbe influire sullo sviluppo dell'Alzheimer in quanto una sua alterazione (disbiosi) potrebbe provocare un aumento della permeabilità intestinale e un'infiammazione sistemica. Questa situazione potrebbe favorire lo sviluppo dell’Alzheimer, attraverso meccanismi neurali, immunitari, endocrini e metabolici.

È stato dimostrato che agendo sul microbiota, attraverso una dieta opportuna, e modificandone la composizione, si inducono benefici sui meccanismi neuronali. Questo potrebbe rallentare la progressione dell’Alzheimer.

Si tratta di un nuovo potenziale approccio terapeutico importante, sul quale si attendono ulteriori studi e conferme.

Gli alimenti per un microbiota sano

I cibi prebiotici, cioè che favoriscono la crescita e lo sviluppo dei batteri del microbiota, sono quelli ricchi di fibra solubile, che si trova solo nei cibi vegetali, in particolare quelli ricchi di amido (come il riso e altri cereali, le patate, ecc.) e quelli ricchi di inulina, come cipolle, aglio, topinambur, asparagi, carciofi, banane.

I cibi di origine animale, che si tratti di carne e pesce o di uova e latticini, non contengono fibra e non sono di aiuto al microbiota; al contrario, aumentano la quantità di batteri putrefattivi, potenzialmente patogeni.

La dieta vegetale può dunque aiutare a combattere le malattie degenerative anche grazie alla sua azione positiva sull'intestino.

Ma naturalmente ci sono molti altri aspetti e modalità che rendono la dieta vegetale preventiva per la maggior parte delle malattie degenerative e curativa per alcune di esse. Vuoi acquisire conoscenze in merito?

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Fonte:

Divya Goyal et al. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2020 Sep 16;110112. doi: 10.1016/j.pnpbp.2020.110112. Online ahead of print. Emerging role of gut microbiota in modulation of neuroinflammation and neurodegeneration with emphasis on Alzheimer's disease .

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