30 Marzo 2026
Tempo di lettura: 7 minuti
Risposta secca: no.
L'autorevole paleontologo Peter Ungar, già nel 2017, nel periodo dell'ascesa del fanatismo per la "paleo-dieta", ha negato, non solo la validità di questa dieta, ma la sua stessa esistenza. Su Scientific American ha scritto:
"Qual era la dieta umana ancestrale? La domanda stessa non ha senso". [1]
La dieta umana, infatti, si è adattata all'ambiente, nello spazio e nel tempo, lungo decine, centinaia di millenni.
I nostri progenitori si sono adattati a mangiare ciò che era disponibile, nella quantità in cui riuscivano a procurarselo.
Mangiavano non ciò che era "sano" e ottimale per il loro organismo, ma, semplicemente, quello che trovavano.
Poteva essere quasi solo carne e grasso animale, in certi luoghi e periodi; o quasi solo radici, tuberi e frutta in altri.
Tentare di definire una singola dieta "paleolitica" o "ancestrale", è impossibile, spiega il paleontologo Ungar.
La "dieta paleolitica", inventata di recente, promuove un'alimentazione basata su grandi quantità di carne e pesce, includendo anche le uova, ed escludendo del tutto cereali (quindi, pane, pasta, riso e altri cereali in chicco) e legumi.
Molto lontana dalle diete definite "sane" dagli studi scientifici attuali.
Secondo i suoi fautori, questa sarebbe stata la dieta degli ominidi (o più precisamente ominini) primitivi cacciatori-raccoglitori, e sarebbe quella adatta al nostro organismo, in contrasto con la dieta odierna, che conterrebbe troppi alimenti ricchi di carboidrati.
Questa è la loro teoria.
Ma perfino le sue basi poggiano su fondamenta fatte di fumo, come spiegato sopra.
Ed è una teoria che, in definitiva, sostiene l'interesse economico della muscolosa industria zootecnica globale, a scapito di una salute pubblica sempre più debole, di quella del pianeta sempre più fragile, e della sostenibilità.
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Anche l'antropologo Josh Berson, nel suo libro che racconta la storia della relazione degli esseri umani con la carne [2], spiega che la dieta dei nostri lontanissimi progenitori era estremamente variabile a seconda del clima, della geografia e della disponibilità in ciascun periodo.
E anche se mangiavano carne, giorno per giorno non avevano la certezza di riuscire a ottenerne e non avevano mezzi per conservarla.
Egli scrive: "Piuttosto, sono le popolazioni urbane 'moderne', in particolare negli Stati Uniti, che mostrano una specializzazione nel consumo di cibi animali - non i raccoglitori così spesso presi a modello di una strategia di sussistenza basata sulla carne".
La carne ingurgitata a ogni pasto, tre volte al giorno, è disponibile solamente oggi, non nella dieta dei nostri progenitori.
Quello che i fanatici del tutta-carne sostengono, dunque, in realtà non è la dieta (immaginaria) delle popolazioni primitive, ma una estremizzazione della dieta reale che i paesi ricchi hanno seguito negli ultimi decenni.
Nemmeno il ruolo che la carne ha giocato nella nostra evoluzione, quanta ne mangiavano i nostri progenitori e da dove la ricavavano (cacciare o rovistare tra le carcasse abbandonate dagli animali predatori, brulicanti di larve di insetti) è qualcosa di definito.
Questo è ancora argomento di vivace dibattito tra gli studiosi, con la plausibilità delle diverse teorie che varia a seconda del periodo e contesto ecologico [3, 4, 5].
Gli impatti negativi sulla salute di un tale consumo di carne sono ormai dimostratissimi, innegabili.
Si potrebbe opinare che farsi del male da soli può essere una scelta personale lecita.
Ma così non è, perché, anche tralasciando la spese sanitaria che viene pagata da tutti, esiste anche il problema, enorme, della sostenibilità ambientale, che pesa anche su chi la carne non la mangia proprio.
Tutte le ricerche sull'impatto ambientale delle produzioni alimentari sono concordi nel fornire la direttiva:
Diminuisci il consumo di carne e altri ingredienti animali. In modo drastico, se la tua dieta è quella media occidentale.
Mangiare tante carne non significa tornare ai bei (?) tempi andati. Al contrario, possiamo farlo solo oggi e solo perché:
esiste l'industrializzazione degli allevamenti;
una piccola parte del mondo ricco preda le risorse del resto del pianeta, per nutrire la moltitudine di animali allevati.
Se si pensa di risolvere la questione dell'impatto ambientale e dell'inquinamento grazie ai "piccoli allevamenti biologici", questo significa ammettere che il consumo di carne deve diminuire in modo estremo, non certo aumentare.
Perché i piccoli allevamenti non sono in grado di produrre tanta carne come quelli industriali (e hanno pure un impatto ambientale ancora maggiore, specie sul consumo di territorio, ma non solo): e dunque, in questo scenario, addio paleo-dieta.
Più che conclusioni, proponiamo riflessioni, domande aperte.
Posto che la "dieta paleolitica" non esiste... se anche, per assurdo, esistesse, perché ci dovremmo basare su che cosa mangiavano gli uomini del paleolitico, per decidere la nostra dieta di oggi?
Veramente il nostro modello di "dieta sana" deve essere quello di un ominide preistorico che moriva giovane rispetto agli attuali standard e della cui salute sappiamo ben poco?
Se erano obbligati a mangiare in un dato modo in un dato periodo (perché quello, trovavano), per quale ragione logica questo dovrebbe significare che quel modo è positivo per la salute? Con tutti gli studi di popolazione che esistono, che invece questo ce lo spiegano bene, e sono effettuati su decine o centinaia di migliaia di persone, con metodi statistici precisi?
Il loro mondo era forse iper-sfruttato e sull'orlo del collasso come il nostro? (Ricordiamoci che con una dieta a base di carne è impossibile nutrire tutti, invece è facile farlo con una dieta a base di ingredienti vegetali).
Fate voi.
Forse gli ominidi del Paleolitico non ne avevano tanto bisogno, ma noi sì.
Sul tema del legame tra dieta e salute, come cibo per la mente consigliamo:
Altri articoli del nostro blog sul tema Dieta e salute.
Il corso on-line Prevenzione e cura delle malattie croniche con la dieta plant-based, che offre solidi dati scientifici sul legame tra diete a base vegetale e prevenzione/trattamento delle principali malattie croniche influenzabili dallo stile di vita: obesità, diabete, dislipidemia, ipertensione, sindrome metabolica, malattie vascolari e tumori.
Peter S. Ungar, The "True" Human Diet, Scientific American, 17 aprile 2017.
Libro: "The Meat Question: Animals, Humans, and the Deep History of Food" (La questione carne: animali, umani e la storia profonda del cibo), MIT Press, 2019.
W.A. Barr, B. Pobiner, J. Rowan, A. Du, & J.T. Faith, No sustained increase in zooarchaeological evidence for carnivory after the appearance of Homo erectus, Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A. 119 (5) e2115540119, doi.org/10.1073/pnas.2115540119 (2022).
John D. Speth, Early hominid hunting and scavenging: the role of meat as an energy source, Journal of Human Evolution, Volume 18, Issue 4, 1989, Pages 329-343, ISSN 0047-2484, doi.org/10.1016/0047-2484(89)90035-3.
Moubtahij Z, McCormack J, Bourgon N, Trost M, Sinet-Mathiot V, Fuller BT, Smith GM, Temming H, Steinbrenner S, Hublin JJ, Bouzouggar A, Turner E, Jaouen K. Isotopic evidence of high reliance on plant food among Later Stone Age hunter-gatherers at Taforalt, Morocco. Nat Ecol Evol. 2024 May;8(5):1035-1045. doi: 10.1038/s41559-024-02382-z. Epub 2024 Apr 29. PMID: 38684738; PMCID: PMC11090808.
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