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Nutrizione ed esami del sangue: quali fare e quando

03 Marzo 2021
Tempo di lettura: 5 minuti

Provette sangue

Quali sono gli esami del sangue di base, da effettuare per valutare il nostro stato di nutrizione? Molti credono che si debbano fare analisi diverse per chi segue una dieta 100% vegetale piuttosto che onnivora, ma non è così: gli esami sono gli stessi, perché i punti d'attenzione sui nutrienti critici sono uguali.

Certamente una persona che segue una dieta vegetale correrà meno rischi di avere i livelli di colesterolo e trigliceridi troppo elevati, ma non è vero che chi segue una dieta onnivora si deve preoccupare di meno dello stato della B12, della vitamina D, del ferro e del calcio. Le attenzioni da porre sono le stesse.

In questo articolo non diamo indicazioni su dove trovare i diversi nutrienti e come integrare eventuali carenze: altri articoli del blog parlano di questo (li segnaliamo alla fine, per chi è interessato). Diamo invece indicazioni pratiche su quali analisi del sangue effettuare, con quali tempistiche e modalità, per evitare di fare esami inutili al momento sbagliato.

Il set completo di esami di routine consigliati è:

Se non ci sono particolari problemi, questi esami si possono ripetere ogni 2-3 anni.

Se invece i livelli sono troppo bassi o troppo alti, quando è opportuno rifare gli esami del sangue per controllare la situazione? Diciamo subito che è del tutto inutile rifare gli esami ogni 2-3 mesi, è solo uno spreco. Inoltre, ogni nutriente ha le sue regole e punti d'attenzione. Vediamoli uno per uno.

Vitamina B12

Se si sta assumendo la classica "dose di attacco" di 1000 mcg al giorno per risolvere una carenza, gli esami NON vanno rifatti appena finito il periodo di attacco, prima di iniziare il dosaggio di mantenimento, perché il risultato sarebbe del tutto privo di significato. I livelli di B12 hanno bisogno di più tempo per stabilizzarsi.

Quindi, occorre assumere la dose di attacco per il numero di mesi indicato da un nutrizionista esperto sul tema (attenzione che pochi lo sono, e ancora meno lo sono i medici di base, purtroppo), poi passare alla dose di mantenimento, e solo dopo rifare gli esami.

Dopo quanto? Dopo almeno 6 mesi dall'inizio dell'integrazione di attacco e in ogni caso non prima di 2 mesi dalla fine della dose di attacco. Ciò significa che se il periodo di dose di attacco è di 5 mesi, occorre aspettare 7 mesi, non 6, prima di rifare le analisi.

Altri punti d'attenzione:

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Tempistiche per le altre analisi del sangue

Anche per gli altri esami vanno evitate analisi troppo ravvicinate: anche se abbiamo fretta di sapere "come sta andando", esami fatti troppo presto non danno alcuna informazione o possono fornire spunti di preoccupazione immotivati.

Vitamina D: alla fase di integrazione di attacco (2000 Ui al giorno), segue la fase di mantenimento (1000 UI al giorno); per rifare le analisi, bisogna attendere almeno 6 mesi dall'inizio dell'assunzione di attacco.

Ferro: quando si integra il ferro, o si applicano accorgimenti dietetici per aumentarne l'assimilazione, occorre attendere almeno 3 mesi prima di rifare le analisi. L'eventuale necessità di assumere un'integrazione si può comunque presentare solo nelle donne fertili o in chi fa donazioni di sangue troppo ravvicinate.

In questi casi, la dose d'attacco è una bustina 2 volte al giorno di ferro derivante da acqua ferruginosa (Ferrotone), per 2 mesi. Nelle donne fertili, si raccomanda poi di assumerlo una volta al giorno solo nei giorni del ciclo, fino alle successive analisi. In chi fa donazioni, si raccomanda di ridurne la frequenza.

Colesterolo: se i valori erano alti e si applicano modifiche alla dieta per farli diminuire, bisogna attendere almeno 2 mesi per vedere miglioramenti.

Trigliceridi: questi valori possono variare facilmente da un giorno all'altro, quindi vanno valutati più sul lungo periodo che sul singolo esame. Sarà importante il giorno prima dell'esame non mangiare dolci, gelati, panna, ecc.

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